DANILA COMASTRI MONTANARI: una "viator" nella storia...

a cura di Riccardo ZAVATTA

Cari lettori, oggi ho il piacere di presentarvi una nostra cara amica: la famosa scrittrice Danila Comastri Montanari. Da sempre appassionata di viaggi, in questa interessante intervista ci svela le sue mete preferite . Naturalmente non si poteva non parlare del mondo "romano" dove è ambientata la "saga di Publio Aurelio", il personaggio più famoso fra quelli inventati dalla scrittrice.

Alla fine dell'intervista si parla anche di Internet, strumento grazie al quale state leggendo queste righe...

D: E' nata e vive tutt'ora a Bologna, uno dei centri culturali di maggior spicco nel nostro paese. Numerosi scrittori di fama internazionale vivono nella "dotta", esistono opportunità di confronto tra di voi?

R: Bologna è stata, e per alcuni versi è ancora, un grande laboratorio. Gli scrittori che vivono in città o nei dintorni - quasi tutti giallisti, ma non soltanto - sono veramente tanti e si frequentano reciprocamente, prendendo iniziative comuni, come antologie a più mani, incontri con il pubblico, interventi in scuole o biblioteche, articoli e racconti per i quotidiani. La realtà cittadina è sempre stata molto viva: qui è stato elaborato il Progetto Scrittura, qui è sorta Iperbole, primo server di massa, qui ha insegnato Umberto Eco, qui molti cantautori hanno scritto le loro canzoni e parecchi fumettisti tracciato i loro disegni, qui si presentano tre libri alla settimana nei bar, nelle librerie, nelle biblioteche di quartiere. Adesso il fuoco manca un po' di ossigeno, tuttavia è difficile che si spenga del tutto: così a molti viene voglia di scrivere e qualcuno ci riesce.

D: A cosa si deve la scelta del genere "giallo"? Perchè non "saggi" di argomento storico?

R: Perché mi piace immaginare, raccontare, inventare personaggi e costruire avventure, prima ancora di divulgare. Poi perché è molto più facile veicolare i contenuti - anche storici - attraverso la narrativa, soprattutto se poliziesca, piuttosto che attraverso la saggistica. Poi, ancora, perché non sono una scienziata, ma soltanto una lettrice attenta, abile nello sfruttare ai miei fini le ricerche degli studiosi veri. Infine, perché faccio la scrittrice di professione e di saggistica non si vive.

D: I viaggi sono una delle sue più grandi passioni, insieme alla Storia, all'Archeologia ed alle Terme. Quali sono le sue mete preferite per i viaggi in Italia?

R: Roma, ovviamente, con tutte le sue civiltà stratificate nei secoli, dai consoli al papa-re. Non si finisce mai di scoprirla, quand'anche si fossero già viste tutte le strade, le piazze e i siti archeologici, rimarebbero sempre i terrazzi, i cortili ed i sotterranei.

Ostia antica, con i suoi quartieri popolari, le taverne, i negozi, le insulae e le botteghe artigiane, specchio di quella Suburra apparsa tante volte nei miei romanzi che finge da sfondo anche al mio ultimo giallo "romano", Saturnalia.

Gli amatissimi Campi Flegrei: le meraviglie nascoste di Pozzuoli dove ogni casa reca l'impronta di un passato lontanissimo; il parco di Baia, i crateri dell'Averno, degli Astroni e del Monte Nuovo, poi Cuma, Bacoli, Capo Miseno e naturalmente Ischia, col mio diletto giardino della Mortella e gli stabilimenti termali in cui vive ancora la cultura balneare antica, fatta di fitness più che di terapie ospedaliere.

Pompei, questa città-miracolo che una catastrofe ci ha restituito; Ercolano spesso deserta di visitatori, la cui durissima colata lavica imprigiona ancora splendori destinati ai posteri, poi le ville vesuviane nascoste tra case e orti. Campania, Lazio, Toscana, Umbria: queste le mie mete preferite nella penisola.

D: E per i viaggi dentro e fuori il "vecchio continente"?

R: Le regioni che si affacciano sul Mediterraneo e l'Estremo Oriente: India, Cina e tutto quanto c'è in mezzo. Le isole greche ed il deserto, ma che sia proprio deserto, senza le tendopoli con l'aria condizionata per i turisti schizzinosi. Le spiagge non attezzate, esistono ancora, basta saperle cercare, un buon sistema consiste nell'evitare i cartelli in inglese e seguire, invece, quelli nella lingua locale, o meglio ancora, imboccare un viottolo privo di indicazioni: non ci crederete ma io sono riuscita a viaggiare per due settimane in Grecia ed altrettante in Tunisia, in pieno agosto, senza vedere un europeo. Amo gli scavi incostuditi, dove in mezzo alle pietre secolari si abbarbicano i cespugli selvatici, le antiche città abbandonate, i templi in mezzo alla foresta, le grotte buddiste dentro le montagne, le tombe rupestri, le pozze termali calde, i giardini della campagna inglese. Lì scatto migliaia di foto, raccolgo talee di piante succulente, ascolto i grilli e le cicale, mi immedesimo nell'ambiente e di sera mangio cibi di gusto inusuale chiaccherando con la gente del posto.

Mi terrorizza invece il viaggio-cartolina, il tutto compreso con l'odioso altissimo pulmann dai vetri offuscati, gli ossessionanti animatori, la cucina internazionale, le visite a cronomentro, gli autisti travestiti da raja, il negozio-bene dove la merce costa venti volte più che nelle bancarelle del mercato, la piscina illuminata, lo sci acquatico, la discoteca e gli ospiti che, a dispetto delle vesciche, indossano scarpe eleganti.

D: Leggendo i suoi libri della Saga di Publio Aurelio (che corro ad acquistare non appena in libreria...), colpiscono le minuziose descrizioni dei luoghi e degli ambienti. Sono tutte frutto di viaggi oppure di un'attenta e scrupolosa documentazione?

R: Mando il mio protagonista soltanto in luoghi che conosco molto bene. Vi basti pensare che la villa di Publio Aurelio a Pithecusa è ubicata esattamente sul promontorio di Lacco Ameno a fianco dello stabilimento termale Negombo, dove ogni anno, tra bagni e massaggi, rileggo la prima stesura del romanzo destinato a uscire dopo pochi mesi. La residenza che il senatore possiede a Baia si colloca, invece, dove ora sorge l'hotel in cui alloggio durante i miei soggiorni a Baia (la qualcosa mi consente, fatte le debite correzioni, di descrivere in modo veritiero anche il panorama che il mio detective vedeva dalla finestra nel I secolo dopo Cristo) Anche i luoghi dei delitti sono da me accuratamente ispezionati: per sistemare uno dei cadaveri che Aurelio trova in Scelera, ad esempio, mi sono buttata con la maschera subacquea nel porto di Miseno, dimenticando che oggi, in mancanza di rematori, navi e barche vanno a petrolio...

D: Se fosse un "personaggio" del mondo antico, in quale epoca ed in quale città vorrebbe trovarsi?

R: Ovviamente, naturalmente, indubbiamente nella Roma imperiale del I secolo. Non è un caso che abbia scelto di ambientarvi i miei polizieschi storici.

D: Tra i personaggi dei suoi romanzi ce n'è uno che predilige?

R: Aurelio, a cui ho attribuito per intero la mia mentalità, miei gusti e persino molte delle mie piccole manie. Altrettanto cara mi è la matrona Pomponia, alla quale col passare degli anni, somiglio sempre di più, almeno in petulanza.

D: Sò che le capita spesso di recarsi a Roma e che qui ha diversi amici. Visitando i suoi numerosi siti Internet ho trovato che addirittura sceglierebbe proprio la Capitale per vivere. Questa predilezione è dovuta all'amore per l'antica Roma oppure le piacciono i grandi centri urbani?

R: I tempi in cui trascorrevo le vacanze visitando le capitali europee sono ormai un ricordo, adesso preferisco i luoghi disabitati, o, se città deve proprio essere, allora che sia una megalopoli del sud del mondo. Ma Roma, naturalmente, è un'altra cosa...

D: Qual'è il mezzo di trasporto che preferisce per i suoi viaggi?

R: Se potessi scegliere, darei la preferenza ad un buon mulo, che va dove la moto non arriva e per di più non si ribalta. Ottimi anche i risciò tirati da biciclette o ciclomotori. In alternativa, l'utilitaria di famiglia, che, trasbordata più volte attraverso il Mediterraneo su instabili traghetti, ha già superato frangenti davanti ai quali sarebbe arretrata non soltanto una land rover, ma persino il cavallo di Indiana Jones. Per i viaggi di lavoro, ben venga il vagone letto, rigorosamente singolo e dotato di portacenere. Anche navi e aerei hanno una certa utilità e comunque ci sono sempre i piedi.

D: Per concludere, visto che il nostro è un giornale on-line e lei è una grande amante di Internet, cosa ne pensa della Rete come strumento di lavoro e di svago?

R: Sono una grande sostenitrice di Internet, splendido strumento di lavoro e di ricerca. E non parlatemi di censura: come in ogni altro viaggio, ognuno vi trova soltanto quello che sta cercando. Personalmente lo uso per scambiare idee con gli insegnanti delle riserve navajo, ordinare bulbi rari nei vivai inglesi, scaricare le immagini archeologiche di tutto il mondo, vedere esposizioni senza muoversi dalla scrivania, deprimermi leggendo quello che dicono di noi i giornali stranieri, comprare in America gladi falso-romani o fantasiose mangiatoie per uccelli, correggere le bozze senza carte e rispondere comodamente alle interviste, come sto facendo in questo momento. Mi diverte anche costruire siti web, ne trasmetto molti, tra cui uno di birdwatching e un altro sulle latrine romane.

Roma-Bologna, 16 Febbraio 2003

 

 

 

 

 

 

 

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