LA FONTANA DEL FACCHINO

testo e foto  di Riccardo Zavatta

 

 

Situata in Via Lata, all'angolo di Via del Corso, simboleggia un facchino, o meglio, un acquaiolo o "acquaricciaro". All'epoca (fine del XVI secolo) erano molti i venditori d'acqua che percorrevano le vie di Roma con una botte piene d'acqua raccolta o dalle poche fontane allora disponibili o nel "biondo" Tevere (cosa che oggi ci fa impallodire al solo pensiero...) per venderla agli assetati concittadini.

La paternità della fontana è stata da sempre al centro di accese dispute: fu attribuita anche a Michelangelo Buonarroti dal celebre Luigi Vanvitelli nel 1751. Altri la attribuirono al pittore fiorentino Jacopo Del Conte, che l'avrebbe realizzata tra il 1587 ed il 1598. Molto probabilmente si tratta di una fontana datta in serie. Infatti si ha notizia di due fontanine che ornavano i lati dell'ingresso al viale centrale della Villa Celimontana erano in tutto e per tutto simili alla nostra fontana del facchino. La differenza era solamente nella posizione delle braccia: essendo poste come immaginari cardini di un cancello sorreggevano la botte una con il braccio destro più avvolgente rispetto al sinistro e l'altro con l'opposto. La somiglianza con le due fontanelle, andate distrutte secoli fa, dimostra che si tratta di creazioni in serie che avevano come soggetto proprio i portatori dell'acqua sgorgante dalle nuove fontane poste ad ornamento delle strade capitoline e a beneficio dei romani.

L'acquedotto che alimenta la fontana è quello dell'Acqua Vergine.

Il viso dell'acquaiolo, invecchiato dal passare delle molte stagioni e da qualche sassata di ragazzini ( ... e non solo di questi...) ha acquisito un'espressione molto particolare. Sembra quasi osservare chi si ferma alla sua botte per cercare un pò di ristoro ricordandogli la bontà dell'acqua di Roma nostra!

 


Roma, 7Marzo  2005

 

 

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  La nostra fontana

 

 

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  Particolare del "facchino"

 

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