Il Crocus
di Eleonora Ferretti  foto di Riccardo Zavatta

 

Conosciuto fin dall’antichità,  il suo nome deriva dal greco kroke (filamento), per i suoi lunghi stami.

Omero descrivendo il talamo nuziale di Giove ed Era ricoperto da fiori, cita tra questi i crochi.

I Romani deponevano questi fiori sulle tombe dei defunti come simbolo di speranza per la vita ultraterrena.

Nel mondo antico, venivano usati durante le cerimonie religiose, come segno di buon augurio, e lo zafferano era la base per la preparazione di pozioni d’amore.

È in età Vittoriana che il significato di questi fiori da amore appassionato venne affiancato al significato di  giovinezza spensierata.

I fiori del genere Crocus derivano dalla famiglia delle Iridacee.

Sono fiori che sbocciano da fine Febbraio a tutto Aprile, spesso prima del disgelo invernale.

Il loro habitat naturale sono i freschi pascoli, i verdi prati e tutte quelle zone limitrofe ai folti boschi.

Il Croco cresce spontaneo nel bacino del Mar Mediterraneo.

Alcune specie sono spontanee dell’Asia Minore.

In Europa centrale, cosi come in Italia, dalle Alpi agli Appennini, cresce il Crocus albiflorus.

Più al Sud, sul Appennino meridionale ed in Sicilia, troviamo il Crocus neapolitanus .

E’ facile che durante una passeggiata in uno di questi luoghi, si possa scambiare per Crochi i fiori di Colchico, è bene fare attenzione, in quanto il Colchicum, che fiorisce nella stagione autunnale,  è altamente tossico, contiene infatti una sostanza velenosa dal nome “colchicina”. Un elemento per distinguere il fiore di Colchico da quello di un Croco è il numero degli stami: 6 per il primo 3 per il secondo.

Il Crocus sativus è invece il vero croco da zafferano. Originario dell’area orientale del bacino del Mar Mediterraneo, fiorisce in primavera, e dai suoi stami si estrae appunto lo zafferano.

La produzione e l’uso di zafferano era già nota nell’antichità.

I Fenici detenevano il monopolio del commercio di questa preziosa polvere aromatica, utilizzata non solo nel campo culinario ma anche in quello farmacologico.

In Italia ci sono antichi documenti, che testimoniano quanto la sua coltivazione fosse importante per l’economia sociale delle zone intorno al Comune di San Gimignano in Toscana.

L’operazione di raccolta e la produzione di questa spezia è molto impegnativa e costosa.

I fiori si raccolgono al mattino prima del sorgere del sole, si procede poi con la sfioritura, ovvero la separazione degli stami dalla corolla. Gli stami, che portano la preziosa polvere d’oro, vanno fatti essiccare e riposti in contenitori chiusi ermeticamente.

Dati alla mano: per ottenere una decina di grammi di questa spezia occorrono, circa 150.000 fiori di croco, con 1 ettaro di terra si producono 10 kg di zafferano.

Lo zafferano è una spezia tipica della cucina araba-ispanica e di molti piatti medio-orientali.

Si consiglia l’uso di questa spezia sottoforma di pistillo dopo averlo disciolto in acqua calda, ed evitare di utilizzare la polvere di zafferano, in quanto tende a perdere velocemente l’aroma.

Il croco è una pianta erbacea perenne, dotata di un fusto sotterraneo, detto bulbo: sferico, carnoso, dal cuore di color bianco ed un rivestimento di color bruno. Da esso nascono fiori isolati dalla corolla a forma di coppa, di color: lilla, gialli, bianchi, arancio ecc.; le foglie, sottili e lineari assomigliano a fili d’erba.

Si piantano per uso ornamentale di terrazzi e giardini a fine autunno, cosi da poter vederli sbocciare verso Febbraio. Vanno interrati ad una profondità di circa 15 cm in terreni leggeri, si possono lasciare interrati per anni. Nelle aiuole se ne fanno composizioni con tulipani e narcisi.  

 

Roma, 30 Marzo 2003

 

 

 

 

Colorati Crochi

 

O pallido croco,

 nel vaso d’argilla,

ch’è bello, e non l’ami,

 coi petali lilla

tu chiudi gli stami di fuoco...” 

da -  I canti di Castel Vecchio - G. Pascoli

 

 

Crochi di colore bianco-azzurro

 

 

 

 

Crochi gialli e blu

 

 

 

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