TULIPOMANIA: dall' Oriente all' Occidente
di Eleonora Ferretti - Foto di Riccardo Zavatta

Come in ogni favola che si rispetti anche questa storia inizierà con …

“…C'era un volta, tanto tempo fa in un lontano paese della Persia, un giovane di nome Shirin. Un giorno Shirin partì dal suo villaggio alla ricerca di nuove fortune, lasciando la sua giovane amata, Ferhad. Il tempo passava e Shirin non tornava, cosi che Ferhad dopo averlo aspettato pazientemente, decise di partire per ritrovarlo. La giovane attraversò paesi lontani, chiedendo a tutti quelli che incontrava notizie del suo bel innamorato. Ma il giovane sembrava esser svanito nel nulla. Sempre più disperata, Ferhad, continuò la sua vana ricerca fino a giungere nel deserto, qui sfinita dalla fame e dal freddo, cadde in un dirupo. La poveretta ferita a morte, capì che per lei non c’era più speranza di ritrovare il suo amato Shirin, così pianse e le lacrime che si  mescolarono con il sangue delle sue ferite, bagnando la terra, trasformandosi in fiori di color rosso: i Tulipani.”

È da questa bella fiaba persiana che il tulipano prese il significato di Primo Amore.

Originario delle regioni collinari alle pendici dell’Himalaya, questo fiore, iniziò a far parlar di se nel XII secolo, con notizie di coltivazioni in Afganistan, e la sua diffusione in Turchia come cultivar nel XIV secolo con la  creazione di primi incroci con l’ibridazione di specie centro-asiatiche con quelle delle rive del Mar Nero.

Nella terribile e affascinante corte ottomana, questo fiore spopolava. Venne battezzato con il termine turco “tülbend”, turbante,  per la sua forma che ricordava il singolare copricapo. Per i turchi era un talismano contro la cattiva sorte, tanto da volerlo ricamato sulla biancheria intima che indossavano in battaglia. Il massimo della popolarità veniva toccato durante le feste annuali organizzate durante il periodo della fioritura, nel mese di Aprile.

Vedendo tutto questo interesse per un fiore, non profumato, ma notevole per varietà di colore e bellezza, Ogier Ghislain de Busbecq, ambasciatore di re Ferdinando I presso la corte di Solimano il Magnifico, pensò di spedirne un certo quantitativo di bulbi a Vienna. E fu amore a prima vista per l’imperatore austriaco e per le corti di tutta Europa.

Ma la storia dell’apparizione di questo fiore in Occidente non si ferma qui.

Ci troviamo nel 1562 quando ad Anversa, una nave proveniente da Istanbul, attraccò con il suo carico di stoffe. Un mercante tra i suoi ordini si trovò come regalo dei bulbi di tulipani.

Ma delle amene cipolle il mercante non sapeva cosa farsene e, dopo aver provato a cucinarle, le abbandonò nell’orto dimenticandosele fino alla primavera successiva quando, vide fiorire dei fiori sconosciuti dal color rosso e giallo. Incuriosito si confido con un vicino appassionato di botanica ma ancor più  in contatto con Clusius Carolus uno dei più famosi botanici di quel tempo. È lui che promosse la coltivazione di questi bulbi in tutta Europa e in particolar modo  in Olanda.

Dunque l’avventura Occidentale di questo bulbo era iniziata, passando dall’Inghilterra nel 1577, per giungere successivamente in Olanda nel 1594. Gia nei primi del 1600 la febbre dei tulipani divampava anche tra i razionali olandesi, fra le cause che la scatenarono c’era sicuramente in primo luogo la bellezza  di questi fiori e la difficoltà di reperirne i bulbi. Dal borghese al popolano, dall’aristocratico al contadino cominciarono a commercializzare ed appassionarsi alle quotazioni dei bulbi. Tanto era forte questa passione che fu fondata la Borsa dei Bulbi dove la gente scommettevano tutto il loro patrimonio sui colori dei bulbi che sarebbero nati l’anno successivo ed il loro valore. Fu nel 1634 che la “Tulipomania” toccò l’apice della follia, ma come tutte le speculazioni umane, basate sulla moda e la crescita incontrollata dei prezzi, si spense infatti nel 1637 con il crollo dei prezzi che portò alla bancarotta molti bancari, lasciando sul lastrico intere famiglie.

Ma non c’è sempre “del marcio in Danimarca”ovvero da ogni brutta storia rimane sempre qualche cosa di buono, infatti durante questi anni di intensi traffici, i bulbi vennero sottoposti a coltivazione intensiva e a selezioni per ottenere varietà sempre più particolari. Finita la follia non calò certo il sipario su questo fiore, che rimase nel vecchio continente sbocciando all’arrivo di ogni primavera. È il fiore simbolo dell’Olanda ed è una delle sue risorse finanziare più importanti.

Attualmente esistono tantissime specie e varietà diverse tanto da essere classificati in ben 15 gruppi distinti. 

Per chi di voi, che dopo aver letto questo articolo, decidesse di provare a coltivare qualche “cipolla” lo potrà fare: in casa o in giardino, in vaso o in aiuola; scegliendo questi fiori per forma o colore di corolla o per il periodo di fioritura.

Per l’acquisto recatevi presso un fornito garden-center o digitate su internet indirizzi di noti vivaisti specializzati in vendite per corrispondenza. E dopo aver superato il primo imbarazzo per la difficile scelta tra le innumerevoli proposte che vi verranno offerte, procuratevi della terra nuova, leggera formando aiuole o vasetti ben drenati. Per la profondità d’impianto vi consiglio di leggere attentamente la scheda riportata sulla confezione (la trovate sempre nei bulbi confezionati e di buona provenienza), mentre per la distanza d’impianto potrete non rispettare la tabella, se volete un effetto macchia di colore, e se dopo la fioritura sarete intenzionati a estrarli dalla terra.

Preparato il letto, fate delle buchette tanto grandi quanto il calibro del bulbo che andrete a metterci dentro. Coprite subito con terra e continuate fino a che non avrete finito i bulbi a disposizione. Una volta impiantati innaffiate bene cosi da consentire la stimolazione delle radici, ripetete l’operazione ogni volta che il terreno si asciuga.

Ora se avrete fatto tutto questo all’inizio dell’inverno, come in linea di massima si dovrebbe fare, non dovrete altro che avere pazienza ed aspettare la fine di questa stagione, quando vedrete crepare la terra in superficie e far capolino le prime verdi foglie. Se invece siete i soliti ritardatari tutto questo lo potreste vedere posticipato di qualche mese; ma attenzione perché il bulbo interrato ha bisogno di un periodo di freddo intenso e potrebbe deludere le vostre aspettative se questo non venisse rispettato!

Dopo la fioritura aspettate l’appassimento completo delle foglie e quindi decidete se mantenerli in terra oppure estrarli per riporli in un ricovero. In tutti e due i casi ci sono i pro ed i contro:  il primo caso è adatto a chi ha piantato i fiori dove d’inverno la temperatura non scende al disotto dei -5°, non ha dato uno schema geometrico alla piantagione, non ha posto per riporre i bulbi in un ricovero protetto; ma attenzione a questa scelta fatta con bulbi in piena terra, le lumache ed altri animaletti frequentatori di giardini adorano i bulbi, con inevitabili conseguenze.

Il secondo caso è per chi coltiverà i tulipani in luoghi dal clima rigido ed avesse il posto dove ricoverare i bulbi estirpati (di solito una cassetta di legno dopo averli puliti dai residui terrosi, senza lavarli, fatti asciugare all’aria ma non al sole, per qualche giorno e disinfettati con anticrittogamici. La casetta dovrà essere riposta in un luogo asciutto ma fresco fino al successivo autunno).

Spero di aver stuzzicato la vostra curiosità o attirato la vostra attenzione su questo fiore grazie alle notizie e/o grazie alle belle foto che sempre il bravo Riccardo  mette a nostra disposizione.

Roma, 21 Febbraio 2004

 

 

 

 

 

Un bel fiore di Tulipano

 

 

 

 

 Aiula di Tulipani con "fiore a giglio"

 

 

Un tulipano "pappagallo"

 

 

Tulipani "Rembrandt"

 

 

Tulipani a "fiore doppio"

 

 

Un tulipano a "fiore doppio"

 

 

Un tulipano a "fiore semplice"

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