ARISTOLOCHIA
di Eleonora Ferretti - Foto di Riccardo Zavatta

 

 Dedicato a chi ama le piante rare, ecco delle rampicanti seducenti da coltivare per i loro particolarissimi fiori. Stiamo parlando delle Aristolochia.
In modo particolare di Aristolochia gigantea: un vigoroso ed invadente rampicante sempreverde, che fa parte delle 300 specie del genere Aristolochia.

Originaria del Brasile è forse la più comune nel nostro paese, ama il pieno sole e la mezzombra, crescere arrampicandosi su qualsiasi supporto al riparo dai forti venti. Gli esemplari adulti tollerano egregiamente temperature che oscillano, per brevi periodi, intorno allo zero.

Madre Natura in questo caso ha proprio voluto dimostrare di voler stupire l’occhio umano. Anche l’osservatore meno attento si renderà conto che i fiori fotografati in questa pagina non corrispondono all’idea di fiore che comunemente si ha. Guardando per la prima volta un’Aristolochia gigantea fiorire si rimane allibiti. Da prima i piccoli fagioli di color bianco attraversati da una fitta rete di capillari purpurei, galleggiano sospesi da peduncoli tra le foglie verdi della pianta madre, alcuni con il vento si nascondono, fanno capolino diventando con il passare dei giorni tanto gonfi da sembrare di esplodere a causa dell’espansione di tutte quelle vene che ormai invadono completamente la superficie del bozzolo. Infine si aprono per il senso verticale e si mostrano. Grandi cuori rovesciati, dove del primitivo color bianco ne rimangono soltanto venature, che solcano il color purpureo che ormai fa da padrone. Ma è la “bocca” ad imbuto di color giallo brillante, incoronata da un anello di colore purpureo-nereo, talmente intenso da sembrar velluto, a destare ammirazione.

Attirati da questi colori e dall’odore, impercettibile in questo caso dall’uomo, insetti impollinatori atterrano durante le ore più calde della giornata sulla “bocca” del fiore, lasciandosi scivolare all’interno, percorrendo lo stretto e peloso “collo” tubolare ricurvo, ed atterrando nella rigonfia “pancia”. E’ qui che stanno gli organi sessuali del fiore ed è qui che avviene il sequestro dell’insetto. Un sequestro che durerà dalle 12 alle 24 ore, tempo necessario alla maturazione dell’ovulo e alla maturazione del polline. Durante queste ore il fiore di Aristolochia manterrà vivo il suo ospite, con la secrezione di sostanze zuccherine e filtrando i raggi solari attraverso “l’epidermide della pancia”. Con la maturazione del polline si afflosceranno gli irti peli della gola cosi da permettere la partenza dell’insetto.

Per concludere, se sentirete dei ronzii all’interno dei fiori di Aristolochia sappiate che si tratta di qualche ospite che banchetta all’interno di esso.
 

Roma, 5 Ottobre 2003

 

 

 

 

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Un bel fiore di Aristolochia

 

 

 

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 Particolare del fiore

 

 

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Un bocciolo di Aristolochia

 

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