Home Page
 

 

L'OBELISCO DI PIAZZA SAN PIETRO (I Parte)

di Gianni D'ANDREA (foto di Eleonora Ferretti)

 

Con l’obelisco di Piazza San Pietro ha inizio, per volere di Sisto V, la serie dei recuperi di questi antichi monumenti. Il motivo per cui esso sia stato il primo a ricevere una nuova collocazione dipende in gran parte dalla circostanza che, dal suo innalzamento in epoca imperiale romana, l’obelisco Vaticano era rimasto sempre in piedi nel luogo dell’antico circo omonimo. In effetti il monolito, di cui non si conosce la collocazione originale in Egitto, era stato fatto innalzare da Augusto nel Foro Giulio ad Alessandria, dove era rimasto fino al 37 d. C., quando Caligola aveva fatto demolire il foro e trasferire l’obelisco a Roma. Qui esso fu eretto come si è detto, nel Circo Vaticano, nel luogo corrispondente all’incirca all’attuale piazza dei Protomartiri cristiani, a sinistra dell’attuale basilica subito dopo la porta di Santa Marta, dove una lapide ricorda il sito.
Prima di parlare del suo “storico” trasferimento al centro di una delle più famose e venerate piazze del mondo, sarà utile ricordare che il monolito di granito rosso è alto m. 25,37 ed è il secondo, appunto per altezza, dei tredici obelischi romani, dopo quello Lateranense. A differenza di questo, però, è completamente privo di geroglifici e quindi non è possibile datarlo. Il suo peso è calcolato sulle 331 tonnellate e poggia su una base alta 15 metri, superando così i 40 metri totali di elevazione.
La sistemazione di questo e degli altri obelischi che seguirono ad opera di Sisto V rientra nell’incredibile attività edilizia ed urbanistica dei cinque anni di pontificato di questo papa (1585-1590), insieme a quella, pure notevole, che egli esplicò nel campo riorganizzativo civile, religioso, oltre che artistico e politico, senza dimenticare la efficace lotta al brigantaggio nelle campagne laziali, una piaga che affliggeva il regno della Chiesa e che sarebbe tornato ad affliggerla ripetutamente in seguito. In particolare, nel campo dell’urbanistica, ad esempio, furono tracciate a Roma nuove strade rettilinee (una di esse porta tuttora il suo nome, la via Sistina), costruiti acquedotti (l’Acqua Felice) mentre, per quanto riguarda il nostro argomento, si realizzò il recupero e l’innalzamento di obelischi egizi, trasportati a Roma da imperatori, a partire da Augusto (Vaticano, 1586; Esquilino, 1588; Laterano e Flaminio, 1589).
Di umili origini, Felice Peretti era nato nel 1521 da una famiglia povera di Grottammare, nelle Marche. Quando era stato eletto alla porpora cardinalizia da Pio V nel 1570, che lo aveva in precedenza nominato Generale dell’Ordine francescano, fu chiamato “il cardinale Montalto” dal convento di frati minori francescani ove aveva fatto la professione monastica. “Posseduto dalla passione di costruire, Sisto V perseguiva il progetto di fare di Roma – con l’erezione di grandiosi edifici e di un ben architettato piano urbanistico – la più bella città d’Europa” (Jedin).
Bandito il concorso per il migliore progetto relativo allo spostamento dell’obelisco in piazza S. Pietro, furono presentati un gran numero di disegni. Fu in un primo tempo preferito il progetto di Bartolomeo Ammannati (1511-1592), architetto e scultore fiorentino che anche a Roma godeva di grande considerazione, avendo poco prima (1584) portato a termine l’ampliamento del Collegio Romano con la facciata sulla piazza omonima. Ma il papa volle a tutti i costi che l’impresa venisse affidata a Domenico Fontana, forse anche perché per l’appalto dei lavori era stata richiesta una cifra più bassa. In ogni caso, nessuno avrebbe mai osato obiettare alle decisioni di Sisto V, che dopo questa avrebbe affidato al Fontana molte altre opere di architettura ed urbanistica.
Il fatto che l’obelisco, per quanto oggetto pagano, fosse stato risparmiato e non abbattuto come gli altri, è dovuto probabilmente alla leggenda, diffusa in epoca medievale, che esso segnasse il luogo del martirio o della sepoltura dell’apostolo Pietro, per cui fedeli e pellegrini sostavano in preghiera o strisciavano in ginocchio intorno al monolite – come riporta magister Gregorius, un prelato inglese degli inizi del tredicesimo secolo – nella speranza di ottenere indulgenze per i peccati. Indulgenze che poi il papa Sisto V concesse, una volta consacrato in piazza San Pietro l’obelisco, a chiunque avesse recitato alcune particolari preghiere dinnanzi alla croce che era stata imposta sulla sommità del monolito. (Si riteneva anche che nella sfera di bronzo posta originariamente alla sua sommità, fossero contenute le ceneri di Cesare o di Augusto. È notevole comunque il fatto che l’obelisco, nato in Egitto come oggetto di culto, avesse riassunto queste funzioni in tutt’altre condizioni storiche).

 


Roma, 8 Dicembre  2005

 

 

 

 

 

L'obelisco vaticano

 

 

 

 

 

Il basamento

 

 

 

 

 

 

VIATORIS.IT -  Tutti i diritti riservati

Sito ufficiale dell' Associazione Culturale VIATORIS - Viaggi e Natura